Matteo Gallo

A-Mare

Per me l'anno finisce a giugno più che a dicembre. Sebbene siano passati anni dai tempi dei miei doveri e obblighi scolastici, mi ritrovo ancora a tirare le somme più con i primi caldi che con il vero freddo di San Silvestro. Sarà che c'erano le pagelle e,un giudizio, volente o nolente, ti veniva affibbiato. Sarà che dopo questo ti toccavano tre mesi di vacanza, di mare, di sole e poco che avesse a che fare con la responsabilità.

Per quel che mi riguarda stare al mare significava stare praticamente dentro l'acqua per ventiquattrore al giorno.

Prendere il sole, crogiolarsi sul bagnasciuga, fare le famose letture sotto l'ombrellone sono solo un intermezzo che paragonerei a entrare al Louvre soltanto per usare il bagno.

Spesso, la notte prima della partenza per le vacanze, dormivo vestito. A otto anni, quei cinque minuti in più di mare tolti alla solita routine del cercare calzini, pantaloni, maglietta, mi sembrava oro.

Mia madre non la vedeva come me. Spesso a metà notte, con lo sguardo che ho rivisto solo di fronte alle mie pagelle, mi svestiva maledicendo me e quell'insana fretta.

Finite quelle interminabili (due o poco più) ore di macchina, una volta alla spiaggia, quando il mare era a pochi metri da me e le onde già raggiungevano la schiuma della mia bocca, venivo fermato all'ombrellone per la prassi denominata " Operazione Protezione totale" :

  1. Cospargermi di crema protettiva dalla testa ai piedi. Al primo impatto con la sabbia mi trasformavo in una cotoletta alla milanese. Erano gli anni di Chernobyl anche per chi andava in vacanza a Marina di Grosseto.

  2. Aspettare due ore poiché la colazione era stata appena ingerita e secondo la Lambertucci e alcuni studiosi di Cabala Ebraica, era consono aspettare almeno un paio d'ore onde evitare uno dei mali da cui erano martorizzate le coste italiane: LA CONGESTIONE!

  3. Accertamento ambientale da parte del genitore maschio (tra un occhiata alla Gazzetta e l'altra) su: meduse carnivore accecanti urticanti ma sintomo di mare pulito, probabili tsunami e altri disastri da Real Tv. Obbligatorio: limite distanziometrico non sindacabile tra me e la visuale di mamma dall'ombrellone.

Finita la burocrazia da spiaggia arrivava l'agognato momento d'immergersi.

Ogni tanto controllavo le dita per monitorare il livello di "grinze", e ogni solco sui polpastrelli per me era come una medaglia al valore.

Avevo la fissa di stare sott'acqua, tant'è che, una volta, un bagnino che passava il suo tempo a salvare tedesche in difficoltà con la crema solare, si buttò in acqua convinto che fossi annegato.

Quando mi raggiunse e vide che stavo solo cercando di sconfiggere il mio personale record di apnea, mi guardò e con quel suo incredibile accento maremmano disse:"Ma un poi giocà a bollini come tutti quelli normali".

Arrivato a trent'anni posso tranquillamente dire che il mio primo vero amore è stato il mare.

Non fosse stata così sfuggente l'avrei anche abbracciata e baciata quell'acqua, tanto l'amavo.

E' proprio dal mare che ho imparato il mio amore malato per le cose che se ne vanno, e che mutano con il mutare del mio sguardo.

E ora che le vacanze si chiamano ferie e sono anni che non sto con il mare come dico io, mi manca, come tutte le cose che ho baciato.

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