Luca Scarlini

Tanto per cominciare c’è un fatto su cui non sempre si riflette adeguatamente: le città hanno un tasso di esistenza pari solo a quello di inesistenza. Chi me lo conferma infatti che la rinomata e affollata fiera dell’antiquariato si svolga davvero da quaranta anni nelle strade ridenti (anche se un po’ scurette,  anziché no) del borgo medievale perfettamente conservato? E se fosse solo il set di una fiction di argomento medievale, di una Pia dei Tolomei che avesse abbandonato per qualche motivo la Maremma in cui “si disfece”?...

Intervista a Luca Scarlini

Tanto per cominciare c’è un fatto su cui non sempre si riflette adeguatamente: le città hanno un tasso di esistenza pari solo a quello di inesistenza. Chi me lo conferma infatti che la rinomata e affollata fiera dell’antiquariato si svolga davvero da quaranta anni nelle strade ridenti (anche se un po’ scurette,  anziché no) del borgo medievale perfettamente conservato? E se fosse solo il set di una fiction di argomento medievale, di una Pia dei Tolomei che avesse abbandonato per qualche motivo la Maremma in cui “si disfece”? E se invece la giostra del saracino fosse diventata ricorrenza settimanale, a celebrare il sabato del villaggio, seducendo le donzellette che vengono per lo shopping dalla campagna? Diamo per scontato che il luogo ci sia e che abbia tutte le sue celebrità a posto: Guido, un po’ arcigno, che guarda dal suo monumento ricordandoci che ha sudato sette camicie per inventare la notazione della musica, mentre aleggiano intorno i fantasmi di Francesco Petrarca, lirico assoluto, e quello, meno presentabile ma assai divertente, dell’Aretino Pietro, strepitoso tessitore di retoriche del corpo, che come voleva un film decamerotico degli Anni 70 dell’ineffabile Silvio Amadio, “si ritrovò con una mano davanti e una di dietro”. A onor del vero l’ultimo è ricordato in modo meno clamoroso degli altri illustri indigeni., perché l’autore dei sublimi Ragionamenti è un padre della patria un po’ imbarazzante, eppure così simpatico e, insomma, la prostituta Nanna è più varia di Laura, ma non divaghiamo. Tra i motivi per venire ad Arezzo, oltre al tentativo di trovare una scatola di latta della ditta Sgaravatti e Ingegnoli che propagandava a colori pastello cioccolatini coloniali nel 1937 prodotta a Macallè (non so se tale oggetto esista davvero, ma la sua verosimiglianza è fuor di dubbio), c’è la scuola Arturo Bandini, dove occasionalmente si può insegnare materie che hanno a che vedere con la scienza magnificamente inesatta della narrazione, usufruendo anche dei vari festival che il gruppo degli animatori di questa esperienza organizza in città. Vivere in una piccola città non è di per sé un crimine, ma nemmeno un vantaggio immediato, insomma qui, come altrove, è necessario conquistarsi uno spazio d’attenzione e mantenerselo. D’altra parte che queste cose esistano davvero fuori dalla rete è in dubbio, perché all’edicola della stazione non si trovano cartoline che reclamizzano l’opera del gruppo, insieme a quella degli altri poeti cittadini. Comunque, visto che si tratta di una struttura giovane, facciamogli credito: la scuola e i festival esistono e sono seguiti, ma come dice Musetta nella Bohème è il momento di “tagliar la coda corta al mio castoro”. Non prendendo a spunto uno dei tanti viaggiatori passati in città, quindi è tempo di concludere dichiarando, come richiesto dall’ente del turismo, che la qualità della vita è alta, i bar accoglienti, gli alberghi seducenti e che tutti son contenti, almeno fino alla prossima fiction o alla giostra seguente.

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